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Coronavirus, Confesercenti: “Nel primo semestre 1.879 euro in meno a famiglia per i consumi”

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 28 Giu 2020   Posted by Gualfrido Galimberti


La ripartenza non basta a recuperare i consumi perduti. Nonostante le riaperture delle imprese a partire da maggio, il bilancio dei primi sei mesi dell’anno rimane ancora fortemente negativo, con un calo medio della spesa stimabile in -1.879 euro a famiglia. E’ quanto emerge dalle elaborazioni condotte da Confesercenti.

Il dato è la sintesi dei diversi impatti sul territorio. La contrazione della spesa è infatti maggiore nelle regioni del nord ad alto reddito e in quelle maggiormente colpite dall’emergenza: Trentino (-2.227 euro per nucleo familiare), Lombardia (-2.214), Emilia-Romagna (-2.153), Toscana (-2.070), Veneto (-2.042 euro). Perdite sopra la media nazionale si registrano anche in Valle d’Aosta (-1.994 euro di spesa a famiglia), Lazio (-1.962 euro), Piemonte (-1.902 euro) e Friuli (-1.883 euro). Inferiore alla media – sebbene sempre consistente – il calo di spesa nelle restanti regioni centrali e meridionali: è la Calabria a registrare la perdita minore, comunque di -1.294 euro.

Il calo della spesa è dovuto soprattutto allo stop delle attività durante la fase acuta dell’emergenza Covid-19, ma anche alla prudenza mostrata dalle famiglie nel periodo di ripartenza. Se prima della crisi il risparmio medio era di 8 euro ogni 100, adesso siamo arrivati ad 11, con un conseguente aumento dei risparmi: nel 2020 gli italiani hanno accumulato 32 miliardi di depositi bancari in più (+20%) rispetto al 2019, spinti dalla situazione di incertezza.

Lo stop dei consumi è stato sentito in particolare dal settore della somministrazione e della ricettività, il cosiddetto Horeca: l’8% delle imprese non riaprirà, il 61,5% denuncia problemi di liquidità. Fortissimo l’impatto anche nel commercio, in cui il 51,3% delle PMI ha registrato una perdita di metà del fatturato.

“Una rapida ripartenza della spesa delle famiglie è cruciale, soprattutto se si considera che il Pil italiano dipende per buona parte dai consumi interni”, commenta Patrizia De Luise, presidente nazionale Confesercenti.

“Per questo, riteniamo che si debba discutere seriamente della possibilità di un taglio temporaneo dell’Iva – aggiunge De Luise -, almeno per i comparti in maggiore sofferenza. Un taglio selettivo e ‘a tempo’ sarebbe utile per sostenere la domanda in questa fase d’emergenza, spingendo i consumatori – proprio per la temporaneità della riduzione dei prezzi – ad anticipare gli acquisti. Un effetto propulsivo ottenuto senza stravolgere troppo il bilancio: l’attuale crollo dei consumi, inevitabilmente, porterà anche ad una riduzione del gettito Iva. In questo contesto il taglio delle aliquote, soprattutto se chiaramente definito nei suoi limiti di intervento, temporali e di settore, non aggraverebbe troppo la situazione e non spaventerebbe i mercati. Alla fine dell’emergenza potremmo invece concentrare le risorse su una vera riforma fiscale, che cancelli le attuali iniquità impositive e stimoli la crescita ed il lavoro, a partire dalla revisione dell’Irpef”.

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